Vittima della gelosia

5 Dic

Chi e’ la vittima della gelosia? E’ difficle da determinare, puo’ essere sia la persona ingelosita sia colui che subisce l’ira di tale persona. Diciamo che bisogna quindi dividere le vittime in due categorie:

  • l’ingelosito
  • l’ingelositore

La gelosia puo’ produrre danni gravi al sistema nervoso della persona gelosa, ma anche colui che ha provocato la gelosia se prova affetto per l’ingelosito può essere danneggiato. L’estrema conseguenza della gelosia comporta l’omicidio. Le conseguenze sono un morto ammazzato e un galeotto.

Quindi bisogna riformulare la problematica: la gelosia ha quasi sempre due vittime.

Certo ci sono persone che provano piacere a far ingelosire qualcuno per puro sadismo, altre invece ricorrono a quest’arma per riconquistare una persona che vedono allontanarsi. E’ questo l’uso che ne facciamo noi. Infatti la gelosia puo’ essere usata anche a fin di bene, ma questo argomento e’ oggetto di un’altro articolo.

Impariamo a gestire la gelosia

Perche’ siamo gelosi? La gelosia si accende in noi quando vediamo una persona amata o alla quale siamo affezionati che dedica attenzioni a qualcun’altro. Magari questa persona si era allontanata da noi gia’ da un po’ di tempo, ma percepiamo la perdita solo di fronte alla comparazione con il passato: prima dedicava attenzioni solo a me e adesso non piu’.

Quando subentra un’altra variabile percepiamo la gelosia! Perche’ accade cio’?

L’essere umano ha vissuto per un milione di anni in comunita’ composte da 50 persone ciascuna. Al di fuori di questa comunita’ c’erano pericoli di ogni sorta provenienti da altri animali, dalla natura e da altri insediamenti umani. E’ solo da 12.000 anni che l’uomo ha cominciato a vivere in societa’ sedentarie ed e’ solo da 3.000 anni che vive in societa’ complesse. Quindi il nostro cervello a’ una macchina datata, abituata a vivere in un mondo che non ci appartiene piu’.

Tu dirai: ma che centra questo? Adesso viene il bello: in una comunita’ composta da 50 persone gli equilibri interni alla comunita’ erano vitali. Se perdevi un’amico perdevi un alleato e le tue possibilita’ di sopravvivenza si riducevano. Se perdevi un partner sessuale quante possibilita’ avevi di trovarne un’altro? Quando vieni rifiutato da una persona si scatena un circolo vizioso perche’ perdi valore e ti rifiutano anche gli altri membri del gruppo. Oggi per noi non e’ un gran problema visto che viviamo in citta’ di milioni di abitanti, ma all’epoca perdere un partner significava non riuscire a riprodursi e condannare all’estinzione il proprio patrimoniuo genetico.

Da un punto di vista puramente razionale la gelosia oggi non ha senso. Se perdiamo un amico o un amante ne possiamo trovare altri cento, senza contare che possiamo tranquillamente chiudere i nostri rapporti con un gruppo di persone che non ci piace piu’.

Ti sara’ certamente capitato di aver frequentato un gruppo di persone che ti ha etichettato in un modo spiacevole, che ti ha dato un etichetta poco onorevole (buffone, stupido, bastardo, cattivo, fastidioso). E’ capitato a tutti. Cosa hai fatto tu? Hai semplicemente chiuso i tuoi rapporti con quelle persone. Ora immagina di vivere in una tribu’ di 50 persone che non potrai lasciare mai, pena la morte. E’ comprensibile che il nostro cervello abbia costruito un sistema di allerta permanente. La paura sociale, la gelosia, l’amore, la voglia sessuale molte di queste sensazioni dalle più volgari alle piu’ nobili avevano la funzione di farci concentrare su due obiettivi: sopravvivenza e riproduzione.

La gelosia e’ quindi una sensazione provocata dal nostro cervello che associa la perdita di un amico alla morte e la perdita dell’amante all’estinzione del proprio patrimonio genetico. Quando una persona viene lasciata prova una sensazione fortissima di sconforto, come se non esistesero altre persone con cui avviare una relazione. Ebbene quando provi sensazioni del genere e’ perchè fino a 20.000 anni fa questa era pura realta’. Quanto tempo ci mettera’ il cervello a capire che viviamo in delle metropoli?

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